MASKE in una notte di mezza estate

Un po’ di storia

Baracco è un grazioso borgo sito a 884 metri s.l.m. nel comune di Roccaforte Mondovì (CN) da cui dista pochi km. L’antica Baracco sorgeva sul pendio nord-occidentale della Cima di Friosa in località Surì e qui fu abitata fino al Seicento, quando venne abbandonata in seguito alla peste. Fu ricostruita in seguito, nei pressi del pilone di Sant’Antonio ma una grossa frana ne distrusse la chiesetta ed alcune abitazioni. Per evitare il ripetersi di tali accadimenti, fu ricostruita, dove si trova tutt’ora intorno al XVII secolo, in totale sicurezza da frane e slavine.

La “cresta” su cui si snoda l’abitato è percorsa da un’unica stradina su cui si affacciano antiche case in doppia fila: questa cresta o sella, si prolunga sino ad assumere la configurazione di una mezzaluna i cui apici raggiungono a sud, i 1187 metri in località Parin mentre, a nord, i 922 m. al Bric ‘d Barac. La sottostante valletta è percorsa dal Rio Baracco ed è affiancata dalla strada che la mette in comunicazione con il Comune di Roccaforte e con le altre borgate, questa valle scorre parallela a est , alla Valle Maudagna e a ovest al Torrente Ellero da cui la valle prende il nome.

Poco più in alto del torrente sorge Prea con l’antica parrocchiale, famosa tra l’altro, per la pluridecennale rappresentazione natalizia del presepe vivente di arti e mestieri di una volta che attira centinaia e centinaia di turisti.

Fanno da corona a Baracco le cime Durand, del Cars e del Mondolè e più in là, verso la Liguria, il Marguareis, le Saline e il Mongioie.

Sin dall’epoca romana , dalla Francia, attraverso la Liguria e poi per la Valle Ellero, giungeva a noi il preziosissimo sale , insieme all’olio. Da qui il nome di “Via del Sale” che metteva in comunicazione il Piemonte con queste popolazioni dandogli così l’opportunità di scambiare con esse i suoi prodotti, come la farina e il vino. Il borgo di Baracco è ben esposto ed il suo clima è fresco d’estate. Immersa nel verde dei castagni, dei frassini e dei faggi, regala impareggiabili ore di relax, a poca distanza dalle rinomate stazioni sciistiche del comprensorio del Mondolè Ski raggiungibili grazie alla recente seggiovia della vicina Rastello. Qui, in poco tempo, gli sciatori possono divertirsi sulle piste di Artesina, Prato Nevoso e Frabosa Soprana. La famosa località idrotermale di Lurisia è dotata anch’essa di impianti sciistici ed è raggiungibile con pochi minuti di auto, così come Mondovì e Cuneo per chi vuole tuffarsi nella “civiltà”.
Chi viene a Baracco per trascorrere un po’ di ferie lo fa per godere di un ambiente dalla natura incontaminata e molto rilassante. La sua popolazione, sino alla metà del ‘900 si aggirava intorno al centinaio di residenti, mentre ora ne conta poche unità.

Pur essendo un piccolo borgo, Baracco vanta un retaggio ricco di storia. I secoli IX e X sono stati caratterizzati dalle scorrerie dei Saraceni, le orde Berbero-arabe che invasero la Provenza, l’occidente Ligure ed il Piemonte montano, in particolare la provincia di Cuneo, compiendo saccheggi e stragi, si spinsero sino a raggiungere le zone tra Fontane e Chiusa.

Baracco, che aveva le caratteristiche di un luogo adatto agli avvistamenti, alle aggressioni, ai depositi dei bottini fu teatro anch’essa delle suddette invasioni, distruzioni, torture, riduzione a schiavitù e ruberie che caratterizzarono il passaggio delle suddette orde barbariche. Rimanendo nei nostri paesi per decenni, tali popoli di certo si mescolarono alla nostra gente e non è difficile riscontrare ancora oggi, in alcune persone tratti somatici arabeggianti, vuoi per la carnagione, per il taglio o il colore degli occhi. La società di allora dedita, nelle nostre zone, alla pastorizia ed alla agricoltura, non aveva di certo la competenza ed i mezzi per contrastare le scorrerie ed i soprusi saraceni. Il suo nome potrebbe riferirsi ad un’origine sia celto-gaelica che araba Barracad = capanno, Bar = ramo, Bargab= tenda e luogo dove si conservano merci, Barac = benedetto da Dio. A testimonianza delle sue origini, le caratteristiche case celtiche a tetto rinchiuso visibili ancora nei dintorni o le “scapite”, capanne tra i boschi costruite di grossi rami, per il ricovero delle foglie di castagno da usare tutto l’anno come lettiera per gli animali.

Il dialetto, il Kjè, di chiara origine occitana, conserva anche parole di origine araba come Cuza (zucca), Giari (topo), Ramadan= (persona rumorosa) ecc.

I cognomi tipici del posto sono Dho, Griseri e Unia. Dho pare risalire ad un soldato francese fuggito da Larche, rifugiatosi qui in epoca sconosciuta; Griseri è originario delle Due Frabose e sta ad indicare i tessitori di “grisaglia”; Unia pare derivare da Ounie o Aunie ovvero ontani, alberi che crescono in terreni umidi e inadatti ad essere coltivati ed abitati. Di qui la deduzione che tali luoghi vennero abbandonati dai pochi residenti che quindi emigrarono verso la Valle Ellero, insediandovisi e dando così origine alla prima Baracco; in contrapposizione altri dicono siano state le persone della distrutta Subteniano, ma a riprova che gli Unia provengono dai luoghi sunnominati è la comune lingua del Kyè parlata anche in Val Corsaglia e Val Maudagna.

Il 1600 fu un secolo travagliato da pestilenze e guerre. I Savoia demandarono a signorotti locali il controllo delle vallate assegnando loro privilegi ed esenzioni in cambio della riscossione di tasse per conto dello stato, sempre più dissanguato da spese belliche. Vennero introdotte le gabelle sul sale, importato dalla vicina Provenza, in un territorio che fino a quel momento aveva goduto dell’esenzione da questa tassa. Il sale era necessario per il mantenimento degli animali, la conservazione della carne e per la produzione del formaggio ed acquistarlo gravato da tasse era uno sforzo troppo elevato per l’economia povera delle vallate. Tutto ciò portò i valligiani al contrabbando ed i Savoia ad imporre la “consegna delle bocche”, un censimento di uomini ed animali per stabilire il quantitativo minimo che ciascuno doveva acquistare. Fu la guerra, un’interminabile guerra di quasi 20 anni che travagliò il Monregalese fino al 1699. Venne sciolto il mandamento di Mondovì e si istituirono i Comuni di montagna dividendo il territorio monregalese, in modo che mai più tutta l’area monregalese potesse unirsi in rivolta. Le valli Monregalesi persero definitivamente i privilegi di cui godevano; l'autonomia locale venne smembrata e le nuove comunità divennero parte integrante dello stato centralizzato sabaudo. Molti valligiani vennero deportati nelle pianure malariche del vercellese.

Dopo un secolo di relativa ripresa l’Ottocento è caratterizzato da una crisi economica piuttosto significativa ove l’economia di sussistenza non riesce a sopperire interamente al fabbisogno delle famiglie. Spesso i valligiani per integrare le entrate sono costretti alle migrazioni stagionali, soprattutto in Liguria e Provenza, per dedicarsi prevalentemente alla raccolta delle olive. Alla migrazione stagionale si affianca poi quella definitiva, ancora oggi, infatti, in ogni località delle vallate monregalesi molte famiglie hanno i parenti oltralpe.

La prima guerra mondiale fu “un terremoto che sconvolse nel profondo l’intera società contadina” e i giovani che non erano emigrati scomparvero in quella grande tragedia nazionale; incominciò così a delinearsi il fenomeno della senilizzazione che è la caratteristica di tutte le zone in via di marginalizzazione.

La storia più recente, quella dell’ultima guerra, ci narra della lotta partigiana. Il Pino e la Tura, insieme a Baracco ed ai paesi vicini ne furono purtroppo protagonisti e testimoni . Il dicembre del ’44 rimane scolpito nella memoria dei loro abitanti per le rappresaglie e gli incendi di case e stalle. A Baracco fu evitata la sua completa distruzione grazie alla mediazione di Maria Pircher, altoatesina, sposata con un nativo del posto che convinse, nella lingua comune, i tedeschi a desistere dal loro intento.

Il boom economico del secondo dopoguerra diede il colpo di grazia alla struttura produttiva della montagna cuneese, trasformando queste valli da zone di emigrazione in zone di abbandono e, in alcuni casi, di speculazione urbanistica.

Baracco, in questi ultimi anni ha cambiato volto grazie all’amore e all’entusiasmo di chi la abita, residenti, oriundi o villeggianti. Grazie ai fondi europei ottenuti si presenta ora col suo abito migliore. E’ servita da un graziosissimo Bed and Breakfast (www.laleabaracco.com) e da un piccolo ma qualificato caseificio.

Baracco, un luogo da conoscere!