MASKE in una notte di mezza estate

Il territorio delle valli Monregalesi

Nella parte più meridionale dell’arco alpino piemontese si apre un ampio settore montano a forma di quadrilatero, delimitato per tre parti dal Tanaro e per la restante parte dall’Ellero, che non è più Cuneese e non è neppure Langa, e a cui si dà comunemente il nome di Monregalese. Secondo la tradizionale divisione delle Alpi questo settore costituisce la parte occidentale delle Alpi Liguri ed è formato in larga misura da rocce metamorfiche, con vaste presenze di terreni sedimentari calcarei, che ne influenzano profondamente le caratteristiche morfologiche. Gli aspetti geologici, la mancanza di cime molto elevate, l’andamento trasversale del rilievo e longitudinale delle valli, la vicinanza con il mar Ligure, formano un ambiente fisico del tutto particolare. La struttura fondamentale dei rilievi è formata da una catena principale che, nel senso dei paralleli, corre dal Marguareis fino al Monte Antoroto, attraverso il Mongioie e da una schiera di catene minori che in senso sud-nord vanno degradando verso il pianalto cuneese-monregalese.

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Questo complesso sistema montuoso è solcato da un fitto reticolo di torrenti che attraversano le omonime valli: Pesio, Ellero, Maudagna, Corsaglia, Roburentello, Casotto, Mongia e Tanaro. Il fitto reticolo idrografico, unito alle rilevanti precipitazioni medie annuali, ha dato origine, nei diffusi terreni calcarei della zona, ad un estrema varietà di fenomeni carsici: grotte, doline, campi carreggiati, sorgenti carsiche ecc. La crisi della montagna ha agito su questo settore dell’alpe in maniera quanto mai pesante provocando situazioni di vera e propria desertificazione di intere valli, un tempo demograficamente assai importanti. Un altro aspetto che colpisce chi visita questa zona è l’ampiezza delle aree che un tempo erano coltivate; interi versanti erano stati disboscati e terrazzati per coltivare i cereali vernini fino ad altitudini superiori a 1.500 m. Oggi queste aree stanno per essere ricolonizzate dal bosco ceduo, mentre tutta l’immane opera di terrazzamento, prodotta dalla fatica di generazioni di contadini, purtroppo si sta perdendo.

Vegetazione

Gli elementi botanici che caratterizzano questa fascia montana sono il castagno e la quercia, uniti a una gamma vastissima di altre essenze legnose quali l’acero, il carpino, il nocciolo ecc. Una presenza significativa ha ancora il castagno il quale, nei secoli passati ha avuto un’importanza enorme, tanto che si può dire che l’economia di intere comunità vallive avesse in questa pianta l’elemento fondamentale. Gli scambi tra monte e piano e la stessa alimentazione di queste popolazioni erano infatti incentrati su questo tipo di produzione. Nell’alimentazione dei montanari, alla castagna si affiancavano pochi altri prodotti quali le patate, la segala, e i prodotti caseari locali. Ma il castagno era coltivato con amore e cura non solo per il frutto: ceduo, dava legname da ardere e da lavoro, era utilizzato nelle travature dei tetti, nei ballatoi, nelle serramenta e nei palchetti delle baite e in più dava pali, sostegni indispensabili per l’attività agricola e per gli scambi con il fondovalle e il piano. A questa struttura botanica di base si aggiunge un’ampia varietà di altre piante (rovere, roverella, farnia ecc.) alcune delle quali, come il cerro, risentono del vicino Mar Ligure.